
Notti bianche, tanti stranieri. Ancora olimpici. A 32° C. Quindi non più Winter Olympics ma Everyseason Olympics. La città si è popolata di cervelloni. Mi raccontano di bambini forestieri di quattro anni che impartiscono in piazza San Carlo severe lezioni di scacchi a certi signori locali che arrivano fresco fresco e si credono imbattibili, forti della loro esperienza trentennale al circolo scacchistico Sisport Fiat. Bisogna essere onesti. Se dovessi comprare una baguette la comprerei francese. Se dovessi comprare uno scacchista, lo comprerei russo. 
Ma con questo non voglio affatto sminuire la Scuola Scacchistica Fiat. Anzi, posso rivelare che ne ho fatto parte anch'io per un anno. Riuscendo a portare l'età media degli iscritti sotto agli 80 anni.
Poi provai con il Circolo Scacchistico Casseta Popular, ma visto che al piano di sotto c'era un mio amico che faceva teatro, spesso mi facevo distrarre e andavo a vedere le prove. Anche perchè c'erano le tipe. E la birra.
Poi mi ritrovai a vivere in Francia e avevo un amico torinese che giocava a scacchi. Allora, quando la sabaudade ci colpiva, ci ritrovavamo assieme e andavamo a giocare a scacchi al Cafè de Notre Dame. Io, forte dell'esperienza del Casseta Popular, non bevevo alcolici per tenere la concentrazione. Lui si sbronzava selvaggiamente. E sistematicamente mi batteva.
Forse per questo, inconsciamente, pur dicendo che gli scacchi mi piacciono molto, non sono stato io a scattare queste fotografie.
(Foto Ciano Trevisan)