
Notti bianche, tanti stranieri. Ancora olimpici. A 32° C. Quindi non più Winter Olympics ma Everyseason Olympics. La città si è popolata di cervelloni. Mi raccontano di bambini forestieri di quattro anni che impartiscono in piazza San Carlo severe lezioni di scacchi a certi signori locali che arrivano fresco fresco e si credono imbattibili, forti della loro esperienza trentennale al circolo scacchistico Sisport Fiat. Bisogna essere onesti. Se dovessi comprare una baguette la comprerei francese. Se dovessi comprare uno scacchista, lo comprerei russo. 
Ma con questo non voglio affatto sminuire la Scuola Scacchistica Fiat. Anzi, posso rivelare che ne ho fatto parte anch'io per un anno. Riuscendo a portare l'età media degli iscritti sotto agli 80 anni.
Poi provai con il Circolo Scacchistico Casseta Popular, ma visto che al piano di sotto c'era un mio amico che faceva teatro, spesso mi facevo distrarre e andavo a vedere le prove. Anche perchè c'erano le tipe. E la birra.
Poi mi ritrovai a vivere in Francia e avevo un amico torinese che giocava a scacchi. Allora, quando la sabaudade ci colpiva, ci ritrovavamo assieme e andavamo a giocare a scacchi al Cafè de Notre Dame. Io, forte dell'esperienza del Casseta Popular, non bevevo alcolici per tenere la concentrazione. Lui si sbronzava selvaggiamente. E sistematicamente mi batteva.
Forse per questo, inconsciamente, pur dicendo che gli scacchi mi piacciono molto, non sono stato io a scattare queste fotografie.
(Foto Ciano Trevisan)
Santo cielo che uggio elettorale ! La mia idea era organizzare un "Exit Poll Party" in stile carioca, sole e birra (un po mundial...anche) e invece sarà una umida ed estenuante distillazione di risultati. Oggi la sabaudade è spinosa. Ho già cominciato a impaginare i moduli per la richiesta di "A-Simo Politico" per quanti volessero espatriare in Spagna nel caso in cui ci aspettassero altri 5 anni di Berluskoenig. Nel caso dovessero servire in quantità industriali, li metterò in download.
Il braciere, quando era ancora acceso.

Quando comincia la cerimonia di chiusura sono in piazza San Carlo. Abbiamo appena concluso il nostro lavoro. Sui gradoni della statua le signore fanno a botte per accaparrarsi il posto a sedere per vedere la cerimonia dal teleschermo allestito in piazza. Dentro alla Medals Plaza non possiamo entrare, non siamo abbastanza accreditati (poi racconterò di come lavorare a quate Paralimpiadi sia stato un po come giocare a guardie e ladri). Comincia la cerimonia.
-Bau...bau...bau bau bau-
Una signorina bionda poco vestita declama malamente dei versi sulla primavera. La replica in inglese è ancora più sgraziata. In neanche 5 minuti decidiamo che è meglio una pizza. E abbandoniamo la piazza affollata. Non ci avviciniamo neanche alla piazza Castello. Dritti in una pizzeria con la tv che trasmette altro. Udiamo appena il rumore dei fuochi d'artificio finali.
Gli addii non sono mai stati il mio forte
qua si continua a postare, imperterriti e inesorabili.
è un momento di calma piatta, in cui vento non ne tira e le acque sono piatte come il nostro morale, a due giorni dalla fine dei winter game. il novellino disperato cade nell'ammutinamento perchè la calma piatta lo fa dare di testa. non così noi, cari olimpici, non così. poichè, come ogni buon navigatore sa, è proprio a questo punto che si dà prova di tenacia e di pazienza. infatti di qui a poco partiranno i paraolimpici (ma l'ho visto anche scritto "paralimpici"), e chissà cosa ci riserveranno? sicuramente, un cambio di prospettiva. infatti è tutta gente che, per ovvi motivi, o viaggia cinquanta centimetri più in basso di noi, su quattro ruote, o poggia i propri baricentri su assi scentrati rispetto a noi, che abbiamo ancora tutte e due le gambe. sembra poco? le loro sono tutt'altre prospettive, tutte trasversali e spostate, quasi una provocazione per le geometriche ortogonalità sabaude. a me sembra abbastanza.
cronaca di una morte annunciata.
lentamente, le care linee ortogonali sabaude riprendono il loro posto e gli scorci consueti si ricollocano dove di consueto. in giro si vedono stand che smontano, pile di pannelloni, tubi, insegne e striscioni ripiegati. delle imminenti parolimpiadi pare non esserci traccia, chissà se ci saranno. mi giunge voce che alcuni irriducibili nostalgici non vogliono rassegnarsi alla conclusione, e si creano moti spontanei di aggregazione alle case superstiti, in cui si ricordano i bei tempi andati e si rievocano le atmosfere che furono. facciamo attenzione, cari olimpici, non cadiamo nel tranello: certe cose è meglio troncarle subito, il dente va cavato tutto d'un botto. riporto una grande massima elaborata con iagluk e massi3v: ostinarsi a vagheggiare i bei tempi appena trascorsi è come non decidersi a mollare una fidanzata con cui, si sa, è già finita da tempo. più si indugia a tergiversare e strascicare la relazione e più lo strazio aumenta, inesorabilmente, di giorno in giorno.
checché ne dicano il nostro sindaco ("l'olimpiade, per noi, comincia ora che è finita") e gli addetti ai lavori ("speriamo che questi begli impianti non diventino monumenti alla memoria"), qualcosa non mi convince. secondo me, lentamente la foresta sabauda si riapproprierà dei propri territori, e i muschi e i licheni della sabaudità ne riprenderanno possesso. cosa resta da fare? è presto detto: a breve, scenderà in pista la squadra "sabaudade curling" e allora sì, che ne vedremo ancora delle belle...PREPARATI ALLA TENZONE, O RETORNAZ, A VANCOUVER CI SAREMO ANCHE NOI, CON STONES E SCOPINO IN PORCO (O RENNA) SINTETICO!!
e infine fu la sabaudade (ricordiamo che si legge "sabaudasgi").
come la giri la giri, la sabaudade si intromette prepotente. infatti, già da qualche giorno, si poteva sentir vociferare per strada, in pulito idioma sabaudo che non so ripetere, che "sì, bello è bello, ma dopo un po' stanca", ovvero la"stuffia" è in agguato, che è un modo di perifrasare il motto di ogni sabaudo degno di tal nomea: "esageruma nen!" quindi, ben venga la fine delle olimpiadi se può farci tornare nel tepore un pò pantofolaio della sabaudade.
eppure, si ha la netta sensazione che, dopo l'evento olimpco, la sabaudità non potrà mai più essere quella di prima. il torinese ha mostrato segni di partecipazione troppo inequivocabili per essere trascurati. ha partecipato con troppo gusto, ha pescato a piene mani nel clima di festa, ha addentato vorace nel marasma olimpico, ha aspirato a pieni polmoni boccate di euforia carnevalesca. tutto questo tradisce una qualche insofferenza: sotto sotto, la sabaudade gli stava stretta. è stato troppo contento di liberersene per qualche giorno, per potervi tornare come nulla fosse. perciò, qualcosa nella sabaudade si è incrinato, una sottile fessura si è creata. (riporto quanto discusso con massi3v: notavamo infatti che, in sè, una simile constatazione è comunque molto sabauda...) quindi c'è una plurima malinconia: di sapere che la festa è finita, di ritornare alla quotidiana nostalgia, di accorgersi che non tutto è più come prima. già, ma come sarà ora? la sabaudade è qualcosa di simile al pensiero di sapere che c'è una moglie a casa che ti aspetta e da cui tornare: dopo questa olimpiade cosa è successo? la sabaudade è una sposa gelosa, e noi siamo stati assenti per far baldoria olimpica: and now? passion lives here, ma la domanda giusta è: la passione (per e della moglie sabauda) abita ANCORA qui?
Fine.
E ora : "Sabaudade lives here".
cronaca di una stone annunciata
non crediate che il curling sia uno sport dei losers, di chi non ha quadricipiti abbastanza forti da spingere sui pattini o non è così leggiadro da piroettare nell'artistico. Il curling è gioco duro e spietato, e logorante per chi lo fa e chi lo guarda.
Il piccolo terzetto di curler-fan (io, massi3v e iagluk) ci assettiamo sui nostri sedili, scoprendo che all'office ci avevano rifilato un bidone: infatti, i posti sono quasi esattamente dietro al megaschermo. imperterriti non demordiamo, ci alziamo con aplomb sabaudo e ci spostiamo nel settore del tifo vero, quello serrato. ci ritroviamo stretti tra gli hooligans giapponesi e quelli canadesi, ma i giapu sono i più stilosi: corrompono la folla italiana regalando bandierine in carta velina con impresso il sole rosso e noi, da bravi italiani karasciò e un po' uè-uè-facimm'ammuìna, non ce lo facciamo ripetere: ghermiamo il gagliardetto e cominciamo a sventolare: siamo un popolo di venduti. peccato che il team giapponese sia composto da scarponare che al posto del polso hanno una loffa di topo: perennemente asteniche, non ne imbroccano una, o stanno corte o bocciano dove non devono. dopo un po ci vergognamo di tifarle, siamo un popolo di venduti ma con un residuo di dignità. eppure si impegnano, non capisco. guardo nei campi adiacenti e mi dico che è tutto così facile, uno slancio e la stone centra la house...facile..oplà...facile un picchio!! man mano che seguo il gioco, mi accorgo che dietro la levigata facciata del fairplay di gioco, in realtà si svolgono intricate macchinazioni e sofferte strategie. dice bene nel suo articolo massi3v, il curling è un meltingpot di giochi ma ben oltre le bocce ed il biliardo. le strategie hanno qualcosa degli scacchi:sacrifico due stones per poi strozzare quelle avversarie con un tiro in cui mi gioco tutto, un po' come a poker. e poi è lungo e lento, un braccio di ferro in cui l'attenzione si logora e alla fine può esserci il ribaltone avversario (un po' come a scopone) come la danimarca che quasi riacciuffa il canada. noi fan seguiamo il gioco ma è dura partecipare a due ore e più di gioco. loro vanno via lisci, inesorabili, calcolano direzioni e sanno già quanto dosare al millimetro. noi lentamente scivoliamo in un leggero stordimento, quasi ipnotico, che ci stimola ragionamenti allucinati e ridanciani. il curling, infine, è quasi meditativo, massi3v propone una finale con degustazione di vodka: siamo alla frutta, anzi no, al decimo end, accettiamo tutti la sua proposta e vi consigliamo altrettanto. nel frattempo, canada, gran bretagna, svizzera e russia passano alle semifinali.
Diciamola tutta: bata con tutte queste piste percorse ad alta velocità! bata con i superatleti dalla bacchetta d'acciaio! bata slitte, slittini e bobs con cui sfrecciano a cento all'ora! é ora di dire bata a tutto questo e dire invece sì a lui: IL CURLING OLIMPICO!!!
Non esagero se dico che, di tutte le winter discipline, è la più fascinosa, stilosa, appassionante, ma soprattutto quella che meglio incarna lo spirito autenticamente sabaudade.
Molto presto, una piccola delegazione di appassionati si recherà ad assistere una partita di questa meravigliosa declinazione ghiacciata delle bocciofile, altro locus amoenus della sabaudade torinese. Ne seguiranno resoconti, impressioni e quant'altro. Nel frattempo, faccio una ricognizione: chi vorrebbe mettere insieme un'agguerrita squadra di curlingers sabaudi, e dare l'assalto al campionato amatoriale?
la situazione comincia a precipitare...
Vada per i palazzi olimpici (attenzione, il Condominio potrebbe impossessarsene), vada per i boilers, gli stands, i tendoni, gli schermi, le casettine che come tanti funghetti spuntano ai crocicchi, ma cosa sono queste installazioni che costellano la tanto beneamata lineareità sabauda?
Non è rimasto immune un solo rettilineo da quelle concrezioni rossicce magenticce volute dallo staff artistico olimpico. La natura profonda di tali incrostazioni artistiche è assolutamente discutibile, nonchè di dubbio gusto.
INCROSTAZIONE N°1, descrizione: cumuli di bastoncini schizzanti in tutte le direzioni, incuneati in un supporto cubiforme. IPOTESI: 1) è un rinvio al gioco dello shangai, un temporizzatore sbloccherà i bastoncini ,che cadranno al suolo, e i visitatori olimpici potranno sfidarsi al vecchio gioco cinese, trascorrendo ore spensierate. 2) è sinonimo della scoppiettante e dinamica vita olimpica, tutta colori, slanci e balzelli. Bah... 3) è una citazione dalla spada nella roccia: chi riuscirà ad estrarre una barretta verrà incoronato re olimpico del villaggio olimpico 4) è un insulto alla sabaudade, di cui distorce le perfette geometrie ortogonali e monobicromatiche, sostituendole con un colorato e disordinato coacervo di linee: questa è blasfemia, mi sento insultato nel mio fondamentalismo di convertito sabaudo, brucerò i gadget olimpici e assalterò le casettine olimpiche al grido di "Sabaudade è grande!"
INCROSTAZIONE N°2, descrizione: un palo lungo alcuni metri, terminante con tre palettine recanti ciascuna l'iniziale T ritagliata. IPOTESI: 1) è una sorta di generatore eolico, travestito da incrostazione artistica: la russia chiude i rubinetti, il megaboiler si sta rivelando un flop, proviamo col vento delle Alpi? 2) è un richiamo subliminale a walt disney. Infatti guardando frontalmente l'aggeggio compare l'immagine di un lungo topo con due orecchie recanti la propria iniziale: T-opolino. 3) è un gioco a premi, la variante olimpica dell'albero della cuccagna: i partecipanti devono saltare alto alto e schiaffeggiare le palettone. Vince chi spaletta più volte. 4) è un ornamento poetico, che girando mosso dal vento olimpico porta i pensieri dei visitatori lontano, verso le cime dei monti da cui spira la brezza, ove aitanti atleti provano il proprio valore. Improponibile, ma se è così che pirlata...
VOI CHE NE DITE? Davvero, cosa vogliono dirci con queste arborescenze olimpiche? Non beviamocele così, sorvolando!