
cronaca di una morte annunciata.
lentamente, le care linee ortogonali sabaude riprendono il loro posto e gli scorci consueti si ricollocano dove di consueto. in giro si vedono stand che smontano, pile di pannelloni, tubi, insegne e striscioni ripiegati. delle imminenti parolimpiadi pare non esserci traccia, chissà se ci saranno. mi giunge voce che alcuni irriducibili nostalgici non vogliono rassegnarsi alla conclusione, e si creano moti spontanei di aggregazione alle case superstiti, in cui si ricordano i bei tempi andati e si rievocano le atmosfere che furono. facciamo attenzione, cari olimpici, non cadiamo nel tranello: certe cose è meglio troncarle subito, il dente va cavato tutto d'un botto. riporto una grande massima elaborata con iagluk e massi3v: ostinarsi a vagheggiare i bei tempi appena trascorsi è come non decidersi a mollare una fidanzata con cui, si sa, è già finita da tempo. più si indugia a tergiversare e strascicare la relazione e più lo strazio aumenta, inesorabilmente, di giorno in giorno.
checché ne dicano il nostro sindaco ("l'olimpiade, per noi, comincia ora che è finita") e gli addetti ai lavori ("speriamo che questi begli impianti non diventino monumenti alla memoria"), qualcosa non mi convince. secondo me, lentamente la foresta sabauda si riapproprierà dei propri territori, e i muschi e i licheni della sabaudità ne riprenderanno possesso. cosa resta da fare? è presto detto: a breve, scenderà in pista la squadra "sabaudade curling" e allora sì, che ne vedremo ancora delle belle...PREPARATI ALLA TENZONE, O RETORNAZ, A VANCOUVER CI SAREMO ANCHE NOI, CON STONES E SCOPINO IN PORCO (O RENNA) SINTETICO!!
Svitati. Non ci può essere altra soluzione. Ma andiamo per gradi.
Con gran lungimiranza acquistai già un anno e mezzo fa biglietti per la finale di freestyle salti. Treno e navetta fino a Sauze d'Oulx. Arrivo in anticipo di svariate ore ( in queste olimpiadi non riconosco me stesso... io che vivo sul fuso orario di Mexico City ), e mi metto a perlustrare il sito olimpico di montagna, a caccia di quelle sciccherie che noi tutti vogliamo. Ed effettivamente qualcosa trovo. In un giardinetto pubblico, una delegazione nordica ha costruito un accampamento norvegese. 
Ci sono alcune tende, modello Toro Seduto; all'interno vendono prodotti di artigianato, tutto a base di renna. Pelli di renna, corna di renna, renne di legno, renne di peluche e salame di renna. Le tende in fondo sono comunicanti e vi hanno allestito un bar-ristorante nordico. C'è il fuoco in mezzo e ci sono tavolini e sedie di legno grezzo foderate di pelli di renna. Alcuni ragazzi lapponi servono un caffè brodoso oppure uno stufato di renna che purtroppo non ho assaggiato. Sarebbe bello fermarsi fino a sera attorno al fuoco. Ma lo spirito olimpico si impossessa nuovamente di me e mi spinge fino al sito di Jouvenceaux. Se già in città il clima olimpico era cordiale figuratevi in montagna... giovani e carine volontarie mi salutano e mi danno il benvenuto man mano che mi avvicino all'impianto. Una volta sul posto, la sezione locale degli alpini accoglie tutti a colpi di vin brulè. Gli stranieri urlano divertiti "Questouw riscauldaa !" Fioca un poco. Il mio biglietto dice IN PIEDI e così, seguendo questa indicazone mi trovo un poco lontano dalla rampa, ma in una posizione ottima per vedere il salto al completo. Americani e russi non si risparmiano e intavolano una guerra fredda a chi alcolicamente biascica di più. 
Un DJ ha il compito di intrattenere il pubblico, e poichè il freestyle è un po' lo sport dei tama c'è la musica a manetta e lui urla frasi di incitamento in un bellissimo gramelot trilingue. Una volta caricata la folla, si inizia con la gara. Due tranches di salti per ognuno. Sempre poichè il freestyle è un po' lo sport dei tama, il DJ continua a urlare anche durante la gare. La formula è LET'S GO BACK TO THE TOP quando il saltatore è in posizione di partenza e ON COURSE quando è partito. E rockkone tamarro a riempire.
In questa foto c'è il salto del cinese Han che ha vinto la medaglia d'oro, ma secondo me merita di più il salto del bielorusso Dashinski, che arriva secondo. In generale ciò che aleggia attorno alla pista è la parola "incoscienza", seguita da "svitati". Il corpo umano è fatto per appoggiare con almeno due arti sul suolo. C'è qualcosa di profondamente innaturale nel vedere questi atleti in un posto dove so per certo che non dovrebbero essere. Per aria. Da questo nasce la spettacolarità di questo sport.
Uno che invece è bene ancorato al suolo, addirittura con tutti e quattro gli arti, è un tifoso canadese. Sbronzo prima della Flower Ceremony. Vomita nello spiazzale e viene deriso ugualmente dai tifosi di tutte le nazioni. Poi arrivano gli infermieri e lui dice tutto ok e fa ancora uno schizzetto. Prenderà una medaglia di bronzo.

E' l'ultima gara a Sauze e dunque gran finale con fuochi d'artificio. Medaglia d'argento a mio padre che totalizza 8 importunamenti a richiesta di pins olimpici (una vera malattia di tutti i volontari) non ottendendone neanche uno (ma beccandosi uno sguardo di disprezzo da parte di un cinese).
Medaglia d'oro a una tifosa cinquantenne americana che mentre tutti escono dal sito, coltellino alla mano, slega, svita e taglia si porta via nello zaino un banner di tela "Passion lives here" 110x340, appeso a lato degli spalti.