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lunedì, 30 gennaio 2006

Milano è la città dove si soffre la sabaudade più di qualsiasi altro luogo al mondo. Pur impegnandomi, pur cercando di essere aperto, pur provando ad apprezzare ogni cosa, a Milano dico sempre: "Che brutto ! "

Oppure... "Ma guarda un po questi !?!" ...oppure...   "...certo che, solo a Milano  (nè!)".

Esempio. Cammino. Trovo un locale con un po di gente ben vestita fuori dalla porta. Il locale sembra sciccoso (uno dei mille):  tavolini minimal a torretta rettangolare, sedie minimal molto alte.  Bancone largo, in legno laccato e vetro. Luci soffuse. Decorazioni alle pareti da MoMa. La musica che arriva fin fuori è il solito lounge-chill out-buddha bar .  Poi guardo bene e mi accorgo che c'è una vetrina illuminata. Dico: esporranno le collezioni della moda. Vado a vedere. 

Vetrina illuminatissima. Ma non capisco. Nè vestiti, nè scarpe, nè qualsiasi altro oggetto chic.  Ci sono dei macchinari.  Cavi elettrici. Bacinelle. Vassoi. Un altro bancone. Impolverato. Poi arriva un omino. Vestito di bianco. Si mette al bancone. E incomincia a impastare. Poi prende la pasta e la fa passare nella macchina. E' una sfogliatrice. E l'omino è un panettiere. E il locale è una panetteria.  Una panetteria chillout con panificio a vetrina.

Non ci credo.

postato da: massi3v alle ore gennaio 30, 2006 10:27 | link | commenti (1)
categorie: milano, torino, sabaudade