
Festivalul romanesc. Ovvero di come si può tranquillamente ascoltare 6 canzoni diverse contemporaneamente e capirle. Basta ascoltarle ad un volume altissimo.

Le griglie grigliano ininterrottamente dal mattino alla sera. Uno mi ferma e mi dice "Quà si mangia ggratis" che in realtà è una espressione locale per dire "tra poco inizia la presentazione dei prodotti tipici del paniere rumeno con relativa degustazione di formaggi, salumi e vini della tradizione". Per cui niente griglia. Assaggio un formaggio e dico " a me sembra caciocavallo" . Poi guardo bene il banchetto e trovo il cartello "casacaval afumicat". I salumi sono più saporiti e assomigliano tutti a una mortadellona. Sono i vini a essere ben diversi. Un po resinosi, dolciastri. Ma di più non saprei dire perchè 20 secondi dopo l'inizio della degustazione guidata è incominciato il concerto delle Romanitza. Tre ragazze stupende e un volume da partenza dello shuttle.

Scopro che il ballo rumeno è velocissimo e assomiglia un po alla tarantella calabrese. Ballano tutti. Soprattutto i ragazzi. Ogni stand continua a far suonare i propri musicanti. E' anche un po il festival della tastiera Roland.
Ma la rivelazione la ottengo solo alla fine della serata. E si manifesta così:

L'integrazione rumeno-piemontese passa da una lattina di birra. La sabaudade da piola si sposta a est.
