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martedì, 28 novembre 2006

Estate lunga, no ?

Vado a vivere qui: http://bacioalgianduia.splinder.com/

Ma di tanto in tanto una birra in questo pub me la verrò a prendere. Probabilmente ci troverò un altro gestore. Speriamo.

 

postato da: massi3v alle ore novembre 28, 2006 12:56 | link | commenti (1)
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lunedì, 12 giugno 2006

Festivalul romanesc. Ovvero di come si può tranquillamente ascoltare 6 canzoni diverse contemporaneamente e capirle. Basta ascoltarle ad un volume altissimo.

eravamo-quattro-mici-al-bar

 

Le griglie grigliano ininterrottamente dal mattino alla sera. Uno mi ferma e mi dice "Quà si mangia ggratis" che in realtà è una espressione locale per dire "tra poco inizia la presentazione dei prodotti tipici del paniere rumeno con relativa degustazione di formaggi, salumi e vini della tradizione". Per cui niente griglia.  Assaggio un formaggio e dico " a me sembra caciocavallo" . Poi guardo bene il banchetto e trovo il cartello "casacaval afumicat". I salumi sono più saporiti e assomigliano tutti a una mortadellona. Sono i vini a essere ben diversi.  Un po resinosi, dolciastri. Ma di più non saprei dire perchè 20 secondi dopo l'inizio della degustazione guidata è incominciato il concerto delle Romanitza. Tre ragazze stupende e un volume da partenza dello shuttle.

romanitza

Scopro che il ballo rumeno è velocissimo e assomiglia un po alla tarantella calabrese.  Ballano tutti. Soprattutto i ragazzi.  Ogni stand continua a far suonare i propri musicanti. E' anche un po il festival della tastiera Roland.

Ma la rivelazione la ottengo solo alla fine della serata. E si manifesta così:

birra-Ciuc

L'integrazione rumeno-piemontese passa da una lattina di birra. La sabaudade da piola si sposta a est.

 

postato da: massi3v alle ore giugno 12, 2006 13:31 | link | commenti (3)
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lunedì, 05 giugno 2006

Hollywood, provincia di Torino.

killer

C'è qualcuno che se ne strasbatte del cinema d'autore e continua incessantemente a produrre pellicole di genere.  Poliziottesco, thriller, action movie.  Ora sta per uscire questo. Naturalmente starà fuori proprio poco per cui chi è interessato corra subito.

Conobbi Carlo Ausino 7 anni fa e la frase che mi rimase più impressa di tutta la videointervista che gli feci fu: " La steadycam costa moltissimo e non serve a un cazzo. Serve solo a blagare le voglie del regista. Tutto qual movimento non serve a nulla" . Per anni mi sono domandato cosa volesse dire "blagare" ma alla fine ho capito. Forse intendeva, in modo deciso, che se non c'è la storia non c'è il film. Anche se c'è la steady.

postato da: massi3v alle ore giugno 05, 2006 15:00 | link | commenti (1)
categorie: cinema
sabato, 03 giugno 2006

Nottetempo c'è stata una rivolta di detenuti (???) al Centro di Permanenza Temporanea di corso Brunelleschi. Tornavo a casa e vedo questo esercito schierato: poliziotti in tenuta antisommossa (caschi scudi e manganelli) in prima linea, rinforzati dai Carabinieri. In retroguardia i Vigili Urbani smaltivano il traffico facendo in modo che i curiosi non si fermassero. Lateralmente ali di ambulanze che facevano la staffetta al Martini. Poi un camion dei Vigili del Fuoco ha fatto breccia ed è entrato all'interno del centro.   Ore 3 circa. Chiedo ad altri curiosi presenti prima di me se sanno cosa è successo e mi dicono che c'è stato un casino. Una rivolta degli albanesi. Tiravano le pietre. Il clima sembra molto teso. Vedo che ci sono anche  due che sembrano un reparto speciale, le teste di cuoio o gli Swat. Cazz', dico, se ci sono pure i reparti speciali è davvero un casino. Sto un po, ma forse il peggio è già passato prima che arrivassi. Poi vedo che gli Swat si allontanano e vengono verso di me.  Cazz' forse hanno visto la mia macchina fotografica e ora mi faranno il trattamento flash di Man in Black. Invece mi superano. Mi giro e vedo che salgono in auto. Un auto di vigilantes notturni.  Due metronotte.  Mercenari auto-arruolati per l'occasione. Questa si che è una notte bianca ! Altro che controllare i bigliettini nelle serrande !

CPT-nottetempo

postato da: massi3v alle ore giugno 03, 2006 12:10 | link | commenti
categorie: stranieri, forze dellordine
martedì, 30 maggio 2006

C'è molto vento in questi giorni. E la torre di piazza Castello si rivela per quello che è: un cylum.la-torre-facista
postato da: massi3v alle ore maggio 30, 2006 14:37 | link | commenti
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lunedì, 29 maggio 2006

Notti bianche, tanti stranieri. Ancora olimpici. A 32° C. Quindi non più Winter Olympics ma Everyseason Olympics.  La città si è popolata di cervelloni. Mi raccontano di bambini forestieri di quattro anni che impartiscono in piazza San Carlo severe lezioni di scacchi a certi signori locali che arrivano fresco fresco e si credono imbattibili, forti della loro esperienza trentennale al circolo scacchistico Sisport Fiat. Bisogna essere onesti. Se dovessi comprare una baguette la comprerei francese. Se dovessi comprare uno scacchista, lo comprerei russo. Scacchisti

Ma con questo non voglio affatto sminuire la Scuola Scacchistica Fiat. Anzi, posso rivelare che ne ho fatto parte anch'io per un anno. Riuscendo a portare l'età media degli iscritti sotto agli 80 anni.

 

 

 

 

scacchieraPoi provai con il Circolo Scacchistico Casseta Popular, ma visto che al piano di sotto c'era un mio amico che faceva teatro, spesso mi facevo distrarre e andavo a vedere le prove. Anche perchè c'erano le tipe. E la birra.

 

 

 

Poi mi ritrovai a vivere in Francia e avevo un amico torinese che giocava a scacchi. Allora, quando la sabaudade ci colpiva, ci ritrovavamo assieme e andavamo a giocare a scacchi al Cafè de Notre Dame. Io, forte dell'esperienza del Casseta Popular, non bevevo alcolici per tenere la concentrazione. Lui si sbronzava selvaggiamente. E sistematicamente mi batteva.

Forse per questo, inconsciamente, pur dicendo che gli scacchi mi piacciono molto, non sono stato io a scattare queste fotografie.

 (Foto Ciano Trevisan)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

venerdì, 19 maggio 2006

Concorso pubblico: 5000 per 120 posti, di cui circa la metà già assegnati.

Concorso pubblico: convocazione alle ore otto e trenta del mattino. Siamo circa duemila, una lunga fila variopinta che si snocciola in maniera quasi ordinata dall’atrio alle scale sino alla strada davanti a Palazzo Nuovo. Bel panorama, siamo a Torino, guardiamo la Mole. Siamo tutti laureati, abbiamo una media di trent’anni, trenta che compensano chi ne ha di più e chi ne ha di meno. Siamo molto diversi, per provenienza e per formazione, ci sono scienziati e umanisti, economisti e giuristi, tutti accomunati da una stessa cosa: chi più convinto, chi meno, stiamo cercando lavoro. Lo stato ce ne offre uno, o meglio ci offre la possibilità di essere fra quelli che tentano di averne uno, addirittura a tempo i-n-d-e-t-e-r-m-i-n-a-t-o, di quelli che stanno in graduatoria, di quelli che forse, prima o poi…

Per ora aspettiamo.

Ore nove e trenta, circa un’ora di attesa. Siamo ancora fuori, ogni tanto si va avanti di un passo. Qualcuno grida: "A chi resiste gli danno il permesso di soggiorno!". Fra amici si scherza, su chi a turno, fra noi, lavorerà questo mese, su chi dovrà ospitare gli altri a cena, quello che lavora. Una ragazza qualche fila avanti dice che chi ha già il posto fisso non ha nessun diritto di partecipare a concorsi e di togliere posti agli altri. Indignazione. Come dire che il lusso di lavorare è già troppo, figurarsi anche scegliere…

Ad ogni modo piove (governo ladro…ora che c’è, si può dire), alcuni ombrelli si accendono sulle nostre teste come funghi, un gruppetto fugge, applausi, non gradiscono lo scherzo, è una vergogna, dicono. Che cosa, la pioggia? Non si lamentino poi della siccità però…

Per un attimo compaiono fantasiosi copricapo: giornali, sacchetti, giacche, foulard; poi qualcosa si muove. Hanno aperto le porte dell’Ateneo, ci fanno defluire, ora siamo sotto la tettoia, dietro di noi solo un centinaio di persone si bagnerà.

Si sentono grida dall’interno, numeri: la folla fischia, applaude, protesta. C’è scetticismo sul metodo di chiamata: l’organizzazione ha ben pensato che duemila persone possano sentire distintamente la voce di un addetto che grida. Strano, non è così, non sentiamo. Si sparge la voce: bisogna leggere i cartelli, siamo divisi per lettera. Cartelli? Dove? Qualcuno dice laggiù: in effetti in un luogo per noi inaccessibile si notano alcuni fogli attaccati ad una delle porte di uscita dell’atrio di Palazzo Nuovo. Ogni foglio reca scritte del tipo A – Das 1, Dasa – Fun 2, etc. Dopo un primo momento di smarrimento capiamo che i gruppi di lettere corrispondono all'inizio del nostro cognome, dunque siamo divisi per gruppi, e che a ogni gruppo corrisponde un numero, esattamente quei numeri che si sentono urlare ogni tanto e che ci giungono come miraggi uditivi. La domanda ora è: a cosa corrispondono i numeri? Giunge però in nostro aiuto un’addetta che sta facendo la spola lungo tutta la fila e che urla: "Ci sono ancora persone con cognomi da Pen a Tab?" Sono Rac, dunque vado. La donna grida 8, credo sia il mio numero. Procedo, un poliziotto fa passare una decina di noi Pen-Tab reclutati; altri venti o trenta Pen-Tab rimangono bloccati da lui. Noi fortunati procediamo verso un minuscolo tavolino con il nostro numero: Ecco spiegato il numero 8. Dietro al tavolino siedono due impiegate. Di fianco, quelle del sette e del nove aspettano: cosa? Dai tavolini in fila a volte si alza qualcuno su una sedia e fa con le dita un segno: due, tre, sei. È il segnale per l’urlatore ufficiale che si sgolerà cercando di raggiungere la folla. Io però sono fortunata, ho ben due signorine che si occupano di me: una detta il numero del documento all’altra, che lo scrive. Poi, sempre la dettatrice, che evidentemente è capace di compiere due azioni per volta, mi firma il foglio per il lavoro. Lavoro? Ebbene sì lo confesso, io lavoro, però rassicuro i miei colleghi candidati: è lavoro precario. Allora ok. D’altra parte lo sapete, voi amici candidati, da quale universo arriva la parola precario? Deriva dal latino e si porta appresso tutta una serie di significati che gravitano attorno all’idea della supplica, di supplicare per ottenere qualcosa (precans: antis, agg. Supplichevole; precario: avv. Supplichevolmente; precarius: a, um, agg. ottenuto con preghiere, incerto, temporaneo; precatio: onis, f. preghiera ; precatus: part. da precor, implorando…), cosa che per l’appunto ci troviamo a fare dopo ancora un’ora, un’ora e mezza. Preghiamo perché ci facciano iniziare una prova che ci porterà a (forse) frequentare un corso, il quale ci condurrà ad alcune selezioni, superate (forse) le quali potremmo accedere a una graduatoria che (forse) ci permetterà di lavorare.

Ma noi non ci perdiamo d’animo. Oramai ci sentiamo in gita: stipati nelle aule di palazzo nuovo (non proprio le più grandi, lì c’è lezione, meglio destinare quelle medie per duemila persone) abbiamo famigliarizzato con i funzionari addetti a controllarci. Li preghiamo di farci uscire per la pipì, per un caffè, di aprire le finestre. E loro acconsentono, cordiali, rassegnati, sventolanti(-si), basta depositare un documento sulla cattedra e poi riprenderselo. Intanto, ogni mezz’ora circa si verificano accadimenti di una certa rilevanza: ci viene consegnato il foglio delle istruzioni e la penna; passa un addetto (che sta facendo il giro di tutte le aule) a spiegarci ciò che c’è scritto sul foglio delle istruzioni (siamo tutti laureati, ma non si sa mai, quelli delle leuree brevi potrebbero non capire, poverini: fra elementari, medie, superiori e università, a colpi di 5,3,5,3 anni, sono solo 16 anni che studiano); viene scelta una ragazza per l’estrazione della busta; torna la ragazza che ha estratto le buste; ci vengono consegnate le buste; ci viene detto di aprirle.

Pronti via: sono le 13:15, dopo sole quattro ore e tre quarti di coda e attesa le nostre menti riposate e deste possono occuparsi di ciò per cui ci siamo presentati qui (dalle otto e trenta, qualcuno anche prima). Mettiamo crocette come selvaggi, scaricando sul foglio tutte le nostre frustrazioni, le nostre aspettative, il caldo, la fame, le preghiere. Chissà se il lettore ottico si accorgerà del pathos contenuto in questi segni. E dire che c’è anche una domanda sui tagli nelle tele di Fontana… chissà se è stato dopo un concorso che ha iniziato a graffiare superfici…

Ma non divaghiamo. Abbiamo novanta minuti per crocettare. Confesso che un certo piacere lo si prova. Sono domande fattibili, molte di logica, niente storia, qualcuna di italiano, diritto, informatica: non fosse per i duemila concorrenti mi sentirei anche di posizionarmi nelle zone medio-alte della classifica. Ma qui non si scherza coi numeri. Mi consolo con quello speciale gusto che danno i quiz e, mentre consegno, penso che vorrei vedere la faccia di quello che arriva primo, primo in graduatoria, il più bravo su duemila: che faccia avrà uno così?

Esco attorno alle due, fuori si disquisisce: come hai risposto a quella…e a quella…

La mia preferita è questa (non proprio così, più articolata, ma non la ricordo tutta):

I TOSCANI SONO OSPITALI. PAOLO è OSPITALE.

NE POSSO DEDURRE CHE PAOLO è TOSCANO?

In effetti è piaciuta a molti. C’è un sacco di gente simpatica in giro.

C’è un sacco di gente che vuole lavorare.

Ne posso dedurre che tutta la gente che vuole lavorare è simpatica?

Mah… ce ne andiamo a mangiare scherzando e ridendo. Per premiarmi spendo trenta Euro alla Feltrinelli. Tanto fino al prossimo anno lavoro…

Comunque la parte migliore viene stamattina. Su La Stampa, nelle pagine dedicate a Torino leggo la risposa di Loredana Segreto, direttore amministrativo vicario dell’Ateneo, alla domanda "Non si potevano utilizzare sedi più adatte?". Ed ecco la risposta: "Abbiamo scelto di farlo nelle nostre sedi per meglio interpretare lo spirito della legge, questo è un corso-concorso, la selezione è anche formativa, da qui uscirà una graduatoria che vivrà due anni e sarà una consistente parte del futuro personale".

Parole enigmatiche. Selezione formativa… Ci penserò.

Per ora deduco che aspettare per ore per una selezione per (forse) avere un lavoro sia formativo. Che ne dite?

postato da: iagluk alle ore maggio 19, 2006 15:30 | link | commenti (1)
categorie: precariato, coda, concorso pubblico
domenica, 30 aprile 2006

risaiaLe risaie del vercellese sono tutte allagate.  Due chili di riso carnaroli fanno 3 euri e 90. 
postato da: massi3v alle ore aprile 30, 2006 15:10 | link | commenti (2)
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martedì, 25 aprile 2006

capitale-del-libroPer fortuna il "look of the city olimpico"  viene rinnovato.  Per un po c'è stato il rischio di tendone sbiadite e ingiallate, pannelli di plastica sporca e ritagliata. Poi con qualche soldo ancora non speso, sono stati appesi questi banneroni: Torino Capitale Mondial del Libro...con Roma. Ma come, con Roma ???  Ma che senso ha condividere una cosa così. Los Angele, capitale stateunitense del cinema con Washington. Parigi, capitale dei bohemiens con Praga. Mavvia, su ! Un primato è un primato. E se si decide, anche con metodi arbitrari e non oggettivi, un tal primato, che senso ha pareggiarlo. Il bambino più bravo oggi è stato Filippo ...ma anche Robertino.

Poi mi viene il dubbio. Ma a Roma, ci saranno i banner con scritto Roma, Capitale Mondiale del Libro con Torino ? Forse si. Forse qualche cittadino romano acquisito, torinese di nascita, mi può sciogliere l'enigma.   (Evocazione di Massim. di PanicRome) 

postato da: massi3v alle ore aprile 25, 2006 23:17 | link | commenti (4)
categorie: torino, capitale
martedì, 18 aprile 2006

Ieri ho detto no! No alle grigliate! No alle scampagnate! No alle schitarrrate, partite, gite al mare! Io ho detto No!

In effetti è stato un puro caso e più che altro avevo altro da fare, però sono contenta di non aver fatto parte del popolo della merendaitaliana almeno per un anno. Non perchè io abbia qualcosa contro le merende, i calcetti, i lunedì pasquetti e amenità varie, anzi, ma non parteciparvi mi ha fatto vedere ....

Alle ore dieci avevo un appuntamento con il treno: da Asti dovevo acchiappare una coincidenza per Acqui Terme. Di per sè l'evento era insignificante, tuttavia trenitalia ha sempre un asso nella manica e fa calare imprevisti e sorprese nella vita di noi semplici viandanti. So con certezza che la ditta ha un piano in questo senso: stufa del piattume che ci circonda (diveva la defunta Susan Santog che l'uomo moderno è costretto fra la banalità più pura e un terrore indicibile, a riprova che i comunisti sono disfattisti, ovviamente) Trenitalia agisce una costante guerriglia sottil-rivoluzionaria di tipo filosofico. Essa (Trenitalia) e i suoi sovversivi vertici fanno fioccare ritardi e disservizi ad hoc in modo che le vite dei medi omini che si servono dei suoi treni subiscano continue deviazioni dai programmi e dunque godano di costanti occasioni e possiblità di cambiamento. La filosofia di trenitalia, ad occhi non disattenti, appare dunque come "filosofia dello Sliding Doors".

Comunuqe, non allontaniamoci troppo dal nostro tema. Il ritardo filosofic-sovversivo che trenitalia mi ha voluto regalare ieri ha fatto sì che la mia coincidenza saltasse ed io rimanessi ad Asti quell'oretta necessaria affinchè l'amico che ad Acqui dovevo raggiungere giungesse a prelevarmi.

Se vi trovaste ad Asti anzichè in un prato con i vostri amici in un qualunque lunedì di Pasquetta del 2006 trovereste una città abbandonata dai suoi abitanti. Vetrine spente, serrande abbassate, dei vari e variopinti bar solo tre aperti. Ed ecco qui la sorpresa: chi popola i bar aperti? Non famiglie di tiratardi venute a concedersi una colazione al bar, non amanti decisi a godere della città deserta popolandola di gemiti e sospiri, non anziani signori al passeggio, bensì stranieri. Stranieri (uomini) di varia razza e nazionalità avevano invaso gli unici punti di ritrovo aperti e qui bivaccavano in una babele i lingue. La scena di me in attesa ad un tavolino e leggente un libro attorniata da gruppi di slavi, magrebini, ucraini intenti nei loro discorsi da uomini nella città deserta aveva, vi assicuro, qualcosa di irreale. 

Sono stata poi prelevata dal mio amico e condotta in un piccolo piccolo paese sperso sulle colline di Acqui. Nel pomeriggio abbiamo passeggiato Donabbondianamente verso una chiesetta di campagna per le vie della cittadina deserta. Deserta a dimostrazione della legge per cui l'erba del vicino è sempre più verde perchè anche chi ha i prati per la merenda va a fare merenda altrove.

In ogni caso eccoci qui: io e il mio amico, il mio amico e io, discorrenti. Ed ecco che passiamo di fianco ad un campo di calcetto. Da lì provengono le voci degli unici esseri umani rimasti nel paese. Ci avviciniamo e assistiamo a una partita che dagli idiomi abbiamo dedotto essere Serbia-Albania.

Ed eccoci giunti al finale.

Che finale? Be' forse che chi viene da altri paesi non è preparato a gestire l'emergenza di un giorno senza lavoro, senza famiglia, senza negozi, senza gente e senza voli last minuts e dunque si arrangia come può.

O forse che mentre tutti noi, abitanti di paesi e città, siamo impegnati a immaginarci fortemente, per un giorno solo, di essere abitanti di prati, fiumi, mari e verdi vallate, recandoci in loco, c'è chi questa operazione l'ha fatta davvero, qualche tempo fa, abbandonando la propria casa e il proprio prato per la merenda e ora custodisce le nostre città, quando noi non le vogliamo, in attesa di poter avere, come noi, il desiderio di lasciare per un giorno o più quel luogo che nella sua sicura, quotidiana, ricca banalità ci sta così stretto .

O forse, e questo è il finale che preferisco, meno patetico e decisamente più in linea con la mia condizione di pendolare, Trenitalia è una grande multinazionale delle possibilità. E se seolo noi fossimo capaci di cogliere le possibilità che ci offre ogni giorno vivremmo vite e incontri che nemmeno ci immaginiamo.

Slidinng doors per tutti, questo è l'ultimo finale.

La prossima volta che perdete una coincidenza p'rendete il primo treno che passa, o fermatevi nella città in cui vi siete bloccati....

postato da: iagluk alle ore aprile 18, 2006 10:18 | link | commenti (1)
categorie: pasquetta, stranieri